martedì, novembre 09, 2010

L'uomo delle caverne

Tre semplici concetti:

Paura: Attraverso essi, la mia coraggiosa generazione, ha compiuto il proprio percorso. Ci hanno inculcato la paura di tutto. Non riuscire a finire gli studi, non trovare un lavoro, non avere un lavoro definitivo, perdere il lavoro, non ottenere la pensione, non poter pagare un mutuo, non poter avere la macchina, non poter fare le vacanze al mare d’inverno - in montagna d’estate, non poter fare famiglia, non poter mangiare un giorno, non contare nulla, contare troppo, essere invisibili, essere indispensabili.

Tutto e subito: Imparare a suonare a 3 anni, campioni di calcio a 6, essere i migliori o i peggiori a scuola, essere i più furbi o almeno i più onesti, laurearsi prima di tutti, lavorare prima di tutti, guadagnare più di tutti e subito…subito…tremendamente subito. Assolutamente slegato da quanto io, realmente, contribuisca al valore da cui voglio attingere, a ciò di cui faccio parte.

Deresponsabilizzazione: perché faccio parte di qualcosa? Assolutamente no! Il problema è tutto fuori di me. E non posso fare nulla per cambiarlo, al limite posso cercare di infilarmi tra le pieghe per avere anch’io qualche briciola. Non è colpa mia...

La naturale conseguenza è che, quando qualcuno o qualcosa punta il faro sullo stato verso cui siamo scivolati, proviamo un certo senso di fastidio allo stomaco: ipocrita, snob, mieloso, idealista, predicatore, utopista. Aggettivi frequenti per abbassare ancora lo sguardo anziché, per una volta, alzarlo in alto, verso le idee espresse e non sugli uomini che le esprimono. E’ così terrificante l’idea di aprire per qualche attimo gli occhi, inorridire e finalmente prendere in mano la propria vita con una piccola azione? Ancora oggi, più che mai oggi, una rapida lettura del mito della caverna di Platone basterebbe a mostrare chi siamo e da dove veniamo.

Basterebbe una piccola disobbedienza civile che non fosse spazzata dal primo paventarsi di una sessione d’esami che salta, da un posto di lavoro che “tanto andrebbe a qualcun altro”, da un iniziare a rispettare quella piccola, semplice regola che da sempre la vita ci tramanda: evolvere, muoversi da una posizione a un’altra che sia migliorativa in modo oggettivo.

Non è colpa di nessuno… se non di noi stessi.

Sarà merito della nostra capacità di ascoltare, ascoltarsi, ascoltare.

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