martedì, settembre 11, 2012

Angeli caduti

Come una crisalide che diviene Farfalla così desidero accada.
Il silenzio è impietoso. Più delle canzoni non ascoltate, più degli sguardi che lasciano uscire luce a intermittenza.
E' in questo silenzio che provo ad accogliere le mie colpe. Quelle che ho e quelle che non ho... Di tutte sento però il peso nei momenti in cui alzo lo sguardo al cielo e penso che è lì che dovrei volare.
Poi rifletto sul tempo che dovrebbe aiutarci a vedere le cose bene, dare il giusto senso delle azioni, alleggerire responsabilità e dare profondità ai sentimenti veri.
Ma non sempre è così...il rancore sa essere più forte dell'amore perchè non prevede, nel nostro essere piccoli esseri umani, la necessità imprenscindibile dell'altro come parte attiva.
Amiamo chi ci ama...odiamo chi vorremmo lo facesse e non lo fa...
A volte nemmeno ci chiediamo se davvero ci interessa il suo amore...ma siamo certi che il suo rifiuto non è accettabile!
E' troppo per il nostro ego, troppo ci ricorda che come soli siamo nati, nello stesso stato moriremo .
E così, tra pensieri più o meno vacui, mi ritrovo a pregare per ottenere perdono. Perdono per la mia leggerezza, per il mio egoismo, per la mancanza di fede, per la vigliaccheria di alcuni momenti e la troppa intraprendenza di altri... perdono da me stesso e per me stesso!
Eppure chi mi ama sa che vincerò l'eterna lotta tra il lupo e l'agnello... sa che amo anche io d'intensità profonda...che anche io devo scoprire di amarmi.
A volte c'è chi legge nel mio cuore più di quanto io non sappia fare.
Non mi sono mai pentito di nulla...se non delle ferite procurate.
Ora provo nuovamente a spiegare le ali, ad aspirare al cielo, a cercare la vera vita a cui tutti dovremmo tendere.

venerdì, luglio 27, 2012

21 minuti

Mi rilasso
Resto in ascolto di questo silenzio imbrigliato dalle maglie del quotidiano
Lo sento distante, poi giungere e sedersi comodo in me.
Il brusio, inarrestabile, inizia a ovattarsi.
Resto lì, in un luogo di pace a cui anelo
A cui ognuno, nel pianto e stridore di denti, aspira inconsapevolmente.
Qui vedo l'affanno che spesso mi circonda, mi pervade e avvinghia in una spirale fatta di tensione, bisogni e timori che celano l'unica, antica, paura.
Tutta questa importanza che a ciò diamo, la fuga costante dalla porta che conduce alla vita, si palesa in tutta la sua inutilità.
Scorrono i millenni e tutto lentamente cambia. 
Mentre travolti da un delirio di onnipotenza ci alterniamo, i fiumi scorrono, le montagne attendono, le foreste si rinnovano e il sole brucia. 
Incuranti di noi che solo nell'Eternità troviamo ristoro
Che in essa vinciamo la morte
Per essa andiamo oltre il tempo.
Quale missione mi tiene qui se non portare frutto, libero dalle preoccupazioni del mondo?
Inizio a percepire lievemente l'ordine e in questo la chiarezza che lacera il velo che conduce alle scelte.
E nuovamente mi sento felice...grato!

domenica, luglio 15, 2012

Miasmi evolutivi


Ci sono giorni in cui è fondamentale iniziare senza lavarsi. Soprattutto se è caldo e la notte ti sei rinfrescato nell'umido del sudore che impregna le lenzuola.
L'odore della tua pelle arriva a prendere consistenza nell'ambiente, attraversando le stanze senti e ti senti vivo. Col passare delle ore le normali attività della giornata scorrono insieme alle gocce del sudore che rendono madido il corpo e ti rammentano l'animalità della tua sessualità. I pensieri scorrono dietro le associazioni meccaniche che l'odore sempre più intenso porta a zonzo per le stanze viste e riviste della memoria.
Un sottile piacere pervade la pancia nell'espletare i bisogni fisiologici che aggiungono aromi a un ambiente sempre più personalizzato. E' in quel momento che senti di avere finalmente reso unico e personale un luogo in questo pianeta devastato dall'omologazione e dal bisogno di accettazione, dal terrore di rimanere soli e da un senso di orfanezza che ha piegato persino le gambe di John Wayne. Sai che chiunque dovesse entrare in quella casa non potrebbe fare a meno di ricordare per sempre chi sei e da dove vieni. Perché é questo che a un certo punto sovviene. A nulla serve la nicotina che cerchi di appiccicare ai tuoi recettori olfattivi, inutile anche l'alcol che manda in vacanza le papille gustative. Quell'olezzo che a metà giornata giunge da ogni parte del tuo corpo ti ha trasformato in una prova inconfutabile che vieni e vai in un  luogo che non è assolutamente vicino a un campo di lavanda.
E quando il piacere inizia a svanire, quando in te si insinua una insistente domanda sul perché tu abbia inseguito quel piacere autodistruttivo, solo in quel momento inizi a guardare una parte di casa che non avevi considerato per tutta la giornata.
Comprendi in un attimo che sai di essere destinato ad altro, che il piacere che passa attraverso gli umori è solo il ricordo di quando strisciavi a quattro zampe molti millenni fa. Ricordi che prima di quel tempo non eri vittima dei sensi, non avevi bisogno di alternare tra opposti per comprendere la felicità della neutralità.
Solo allora, sotto un'acqua gelida, con gentilezza e amore togli ogni odore, ogni ricordo, ogni molecola di passato dal tuo corpo e dalla tua mente affinché un mondo nuovo, proprio, ti scaldi il cuore!
A quel punto risorge insieme a te la domanda da cui fuggi e che da sempre insegui: Cosa è tutto Questo? Questo Tutto cosa é?

martedì, luglio 10, 2012

Chi sei tu?


Sabato ho incontrato due bambini

Appena mi hanno visto hanno iniziato a chiamarmi con un altro nome
Il loro papà ha fatto notare loro che si sbagliavano
Insistevano
Anche il papà provava a fargli notare che nulla avevamo in comune io e la persona che credevano fossi.
Sorridevo
Di fronte all'insistenza del papà hanno iniziato a dirmi:
"Tu sei Marco!"
E io:"No...sono Alessandro"
"Tu sei Marco!" fa l'altro
Continuavo a sorridere
"Sei non sei Marco chi sei allora?"
Vano il tentativo di ripetere il mio nome la loro risposta era sempre:"No! Chi sei tu?"
Un martello ininterrotto, come se fossero sordi. Ho iniziato a provare fastidio, la petulanza di quei bambini ostinati faceva stridere in me qualcosa.
Mi sono scoperto, a un certo punto, stanco e quasi disperato nel tono:
"Non sono Marco... Sono Alessandro..."
Dopo un tempo, il loro sguardo immobile e per nulla convinto, mi ha fatto capire che essi non non mentivano, né erano sordi. Leggevano semplicemente il mio cuore...che inizia a donare la risposta

domenica, marzo 04, 2012

Shanghai



L'impatto con la città è stato  tutt'altro che facile. Tutta la mia sicurezza si è sgretolata di fronte all'incomunicabilità. Dopo un tempo mi si è palesata l'immobilità interiore di fronte a qualcosa  che non conosco, un popolo diverso per aspetto, lingua, modo di scrivere e comunicare. Abitudini completamente opposte alle mie, sin da quelle alimentari che da subito mi hanmo mostrato il perché di alcune differenze morfologiche. Hanno altri ritmi, una maggiore comprensione del tempo e ancora non sono del tutto contaminati dall'avidità personale schiacciati da un regime che,quasi invisibile, permea ogni attività. Solo i più giovani sembrano oltremodo fagocitati in questo controllo globale su di loro. Spesso ne ho osservato insieme a un tavolo, una panchina o un locale pubblico intenti col loro cellulare per diversi minuti, se non tutto il tempo, senza comunicare tra loro in alcun modo. Eppure qui i social sono oscurati, come youtube e ogni altro sito che rimandi a video. La domanda più ricorrente riguardava i cinesi in'italia: quanti fossero, dove, quanto si guadagnasse. È chiaro che l'attuale situazione non durerà per molto. Troppa velocità intorno, costruzioni che sbucano da ogni dove. In 10 anni la parte ovest della città è sbucata dal nulla, prefigurata da qualcuno come il plastico del swtc testimonia. Un'opera questa che deve testimoniare a tutti, per iniziare al popolo cinese, la grandezza di questa nazione. Scavando però ci si rende conto che non è proprio così. È evidente che non si può competere con questo popolo sulla mera produzione: troppo schiacciante la supremazia energetica, tecnologica e soprattutto di investimento dello stato. Troppa differenza con un popolo abituato al dovere come ragione di vita e che trascura diritti che sa dovrebbebbe avere e noi occidentali cosi tronfi di diritti che non abbiamo conquistato e ignari dei doveri che dovremmo adempiere per vantare i diritti di cui sopra.
Ciò che sta accadendo è però molto subdolo. Come ci è stato riferito in numerosi  colloqui l'occidente sta fornendo tecnologia e know-how alle aziende dello stato cinese. Queste crescono, conquistano mercato inarrestabili e, una volta quotate in borsa, vengono riaquisite dalle aziende occidentali, in special modo tedesche. I punti cardine dell'industrie cinese sono di nuovo in mano tedesca: acciaio, fotovoltaico, edilizia di lusso, catene alberghiere, quindi, turismo.
Questo ha mutato molto la società a detta dei locali. È evidente per chi viaggia da e per la Cina che la maggior parte dei viaggiatori cinesi sono moderni emigranti. Spesso provenienti dalle zone rurali così come avveniva in italia 50 anni fa. Pochi sono quelli emancipati, la discriminante, come sempre, il livello culturale. Quasi tutti i professionisti incontrati  venivano da zone lontanissime da shangai, oltre 4000 km a  volte. Figli di famiglie non agiate hanno studiato lontani da casa e oggi li vedono al massino una settimana l'anno. Eppure è ancora molto forte l'unione familiare, queso valore permane e notano la differenza con i tedeschi e la similitudine con noi italiani. Sono aperti emotivamente ma molto spaventati, non si arrischiano in un inglese che, alla riprova dei fatti, spesso è migliore del nostro nelle persone al di sotto dei trent'anni. Quelli che lavorano in europa conoscono fino a 5 lingue cinese compreso e sembrano possedere una purezza che non li fa essere ingenui, tutt'altro, negli affari sono fermi e decisi, mercanti da generazioni ed è chiaro che nella loro cultura il mercanteggiare fa acquisire rispetto se fatto con cognizione. Pesano il loro interlocutore di continuo e, solo gradualmente, si aprono.
Molte le domande al ritorno, diverse da quelle che preludevano la partenza. E tante risposte silenziose.

sabato, gennaio 21, 2012

Disillusione


Ora... dico... non credo più alle promesse della notte
Quelle promesse piene di veemenza
I "mai più!" piuttosto che "Ora cambierà"
Non credo più, disilluso, alle promesse dell'amore
Quelle promesse al centro delle quali c'è solo chi le formula
Non credo servano, questo intendo
E ne sono certo perché, nella carne, ho sperimentato tutto questo
Ma quando la maschera non pesa più
Quando scivola leggera, naturalmente...e ti prego di leggerlo lentamente
A quel punto, non ho più un volto, almeno quello a cui siete abituati...
Se non vi piaccio non è un problema... non più!

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