venerdì, dicembre 31, 2010

Ciao

Tardi perché tu potessi sorridermi ancora una volta in modo beffardo
Al telefono senza che potessi guardarti negli occhi per comprendere quanto fosse vero
Dopo mille flebili respiri
Dopo che il tuo aereo era arrivato
Mai prima d'ora ho potuto salutarti
Tra queste lacrime che scorrono libere
disegnando le strade che aprono il cuore
sento di fare pace con me stesso

martedì, novembre 09, 2010

L'uomo delle caverne

Tre semplici concetti:

Paura: Attraverso essi, la mia coraggiosa generazione, ha compiuto il proprio percorso. Ci hanno inculcato la paura di tutto. Non riuscire a finire gli studi, non trovare un lavoro, non avere un lavoro definitivo, perdere il lavoro, non ottenere la pensione, non poter pagare un mutuo, non poter avere la macchina, non poter fare le vacanze al mare d’inverno - in montagna d’estate, non poter fare famiglia, non poter mangiare un giorno, non contare nulla, contare troppo, essere invisibili, essere indispensabili.

Tutto e subito: Imparare a suonare a 3 anni, campioni di calcio a 6, essere i migliori o i peggiori a scuola, essere i più furbi o almeno i più onesti, laurearsi prima di tutti, lavorare prima di tutti, guadagnare più di tutti e subito…subito…tremendamente subito. Assolutamente slegato da quanto io, realmente, contribuisca al valore da cui voglio attingere, a ciò di cui faccio parte.

Deresponsabilizzazione: perché faccio parte di qualcosa? Assolutamente no! Il problema è tutto fuori di me. E non posso fare nulla per cambiarlo, al limite posso cercare di infilarmi tra le pieghe per avere anch’io qualche briciola. Non è colpa mia...

La naturale conseguenza è che, quando qualcuno o qualcosa punta il faro sullo stato verso cui siamo scivolati, proviamo un certo senso di fastidio allo stomaco: ipocrita, snob, mieloso, idealista, predicatore, utopista. Aggettivi frequenti per abbassare ancora lo sguardo anziché, per una volta, alzarlo in alto, verso le idee espresse e non sugli uomini che le esprimono. E’ così terrificante l’idea di aprire per qualche attimo gli occhi, inorridire e finalmente prendere in mano la propria vita con una piccola azione? Ancora oggi, più che mai oggi, una rapida lettura del mito della caverna di Platone basterebbe a mostrare chi siamo e da dove veniamo.

Basterebbe una piccola disobbedienza civile che non fosse spazzata dal primo paventarsi di una sessione d’esami che salta, da un posto di lavoro che “tanto andrebbe a qualcun altro”, da un iniziare a rispettare quella piccola, semplice regola che da sempre la vita ci tramanda: evolvere, muoversi da una posizione a un’altra che sia migliorativa in modo oggettivo.

Non è colpa di nessuno… se non di noi stessi.

Sarà merito della nostra capacità di ascoltare, ascoltarsi, ascoltare.

mercoledì, ottobre 20, 2010

Incontro

E' in punta di piedi che voglio incontrarmi
comprendere se le mie dita combaceranno perfettamente
mentre passi lenti mi insegnano il calore di cui ho bisogno
attraverso il freddo di uno specchio impietoso.
Saprò distinguere e amare il laccio che
libera e unisce?

giovedì, ottobre 07, 2010

Emozioni

Come nebulizzate cospargono l'universo che permea la mia anima e fluttuanti riecheggiano tra memorie vive e visioni da realizzare.
Dove posare la sete che arde l'anima assetata da un ignoto flusso di pensieri?
Quale il luogo in cui i flutti delle emozioni colpiscono le corde che portano una melodia già nota?
Sento giungervi e ripartire tra il desiderio di ritrovare la vita e il timore che l'acqua porti sale su ferite ancora vive.
Dove volgere lo sguardo, se non verso la luce, che dall'alto rischiara i nuovi percorsi da donare all'anima?

venerdì, ottobre 01, 2010

Incomprensione

Tenendo il mondo nella propria pancia

altro non si riesce che ad ascoltare le proprie ragioni...

Ci si permette qualunque cosa in nome di esse

E mai si ha torto!

mercoledì, agosto 25, 2010

La logica del fast food

Giorni fa ascoltavo una conversazione tra anziani e mi ha colpito il loro modo di vedere il mondo così come traspariva dal loro modo di parlare.
"Per essere un adulto dovevi farti una famiglia, costruirti una posizione, realizzare i tuoi sogni."
Poi sono andato a cena fuori con amici e ho notato quale sia il nostro modo di vedere il mondo così come traspariva dalle nostre parole.
"Per essere un adulto dovevi avere una famiglia, avere un lavoro, ottenere i tuoi scopi."
E sono rimasto un po basito di fronte alla domanda che ne è sorta:Essere e fare o essere è avere?
Loro hanno fatto un sacco di cose e sembrano più sereni a parlare del tempo andato.
Noi, in fondo, non smettiamo mai di voler possedere sempre più cose e questo non ci fa stare meglio...e adoriamo consumare tecnologia così come sentimenti...sempre più velocemente, voracemente, in un vortice infinito fatto di sapori intensi ma brevissimi...quasi come se anche la vita fosse bisognosa di aromi e non di genuinità...
Sarà questo a generare equivoci e confusione?

martedì, agosto 17, 2010

Cammino

Quando le strade mutano senza preavviso resto perplesso, fagocitato dalle paure di ciò che accadrà.
Ancora sorpreso dell'impossibilità del controllo non ricordo che l'accidente é pronto a modificare ogni cosa a proprio piacimento.
Allora, spiazzato, resto immobile un tempo lungo. Abbastanza per cercare di comprendere cosa sia gentile fare, attendere o andare oltre?
Intanto il cammino prosegue, anche senza di me, perché è il tempo a far scorrere la vita e non io. Inesorabile spinge verso la meta diversa per ognuno.
Forse vivrò tutto... o a breve mi fermerò... vorrei essere pronto.
Resto in ascolto...

venerdì, maggio 14, 2010

Silenzio

E' nel silenzio che scorgi la luce dal buio
da esso vieni fuori seguendo la luce del cuore
Il buio della morte dai mille volti è evidente nella calma assoluta e piatta dell'assenza di suoni, segnali, visioni.
Lente, flebili, senti le voci che si stringono al tuo cuore
voci discrete di chi non guarda solo se stesso
voci sapienti di cuori che guardano a un mondo non monoculare
La vita offre, La morte filtra, Il cuore comprende

sabato, aprile 24, 2010

Mani

Mi ritrovo a guardare le mani, tante infinite che si muovono, gesticolano, sottolineano o mettono da parte. Sono uniche e irripetibili, parlano del mondo, di chi le porta, tradiscono età e storia, tramandano attitudini ed esperienze. Parlano di suoni emessi o che mai potranno essere uditi, di terra smossa da chi ci ha preceduto, di nobiltà per stirpe o evoluzione.
Le mani che mi dicono fin dove potranno andare in profondità o quanto grossolano sia il pensiero di chi le tende. Parlano attraverso i geni che le hanno portate sin lì, mi accolgono o tengono a distanza, rassicurano o intimidiscono.
Le mani che stringo o vorrei stringere, quelle che non stringerò mai più e di cui ho desiderato il contatto, quelle temute che mi hanno solo dato carezze, quelle più dolci nell'immaginazione che nella realtà,quelle ormai dense di rughe tra le cui pieghe è scritta un'esitenza.
Le mani con cui posso prendere la mia vita per condurla!

sabato, marzo 27, 2010

Luna

Prima che luce appaia

il suo velato bagliore

può confondere la mente

Ma non il cuore...

martedì, gennaio 26, 2010

Realtà


Devi interrogare il tuo perché finché egli stesso non ti darà risposta per sfinimento: sarà allora che ne vedrai la sua reale bellezza

lunedì, gennaio 18, 2010

Mete

Nel silenzio si affaccia timido il senso della vita
Dove sarebbe in un nucleo chiuso?
Disserrando i cancelli del cuore,
immobile, nell'ascolto del silenzio,
tra rumori, sussurri di paura e memorie
si fa strada la Via che a esso conduce.
Aprendo lievemente, per non essere travolto dall'improvvisa tempesta,
il navigatore novizio,
timido, spaventato, pieno di speranza certa,
solca acque che purificano il cuore.

domenica, gennaio 03, 2010

Sento

La presa coscienza nell'assenza
Nel vuoto di senso il principio della ricerca
Nei continui percorsi interiori e mai domi
Nella ricerca di un segno, nel desiderio di essere degno
Nell'abbraccio profondo in cui sento ogni momento
che ci sei contro la volontà di questo mondo
dove ogni silenzio è riferimento

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