venerdì, luglio 27, 2012

21 minuti

Mi rilasso
Resto in ascolto di questo silenzio imbrigliato dalle maglie del quotidiano
Lo sento distante, poi giungere e sedersi comodo in me.
Il brusio, inarrestabile, inizia a ovattarsi.
Resto lì, in un luogo di pace a cui anelo
A cui ognuno, nel pianto e stridore di denti, aspira inconsapevolmente.
Qui vedo l'affanno che spesso mi circonda, mi pervade e avvinghia in una spirale fatta di tensione, bisogni e timori che celano l'unica, antica, paura.
Tutta questa importanza che a ciò diamo, la fuga costante dalla porta che conduce alla vita, si palesa in tutta la sua inutilità.
Scorrono i millenni e tutto lentamente cambia. 
Mentre travolti da un delirio di onnipotenza ci alterniamo, i fiumi scorrono, le montagne attendono, le foreste si rinnovano e il sole brucia. 
Incuranti di noi che solo nell'Eternità troviamo ristoro
Che in essa vinciamo la morte
Per essa andiamo oltre il tempo.
Quale missione mi tiene qui se non portare frutto, libero dalle preoccupazioni del mondo?
Inizio a percepire lievemente l'ordine e in questo la chiarezza che lacera il velo che conduce alle scelte.
E nuovamente mi sento felice...grato!

domenica, luglio 15, 2012

Miasmi evolutivi


Ci sono giorni in cui è fondamentale iniziare senza lavarsi. Soprattutto se è caldo e la notte ti sei rinfrescato nell'umido del sudore che impregna le lenzuola.
L'odore della tua pelle arriva a prendere consistenza nell'ambiente, attraversando le stanze senti e ti senti vivo. Col passare delle ore le normali attività della giornata scorrono insieme alle gocce del sudore che rendono madido il corpo e ti rammentano l'animalità della tua sessualità. I pensieri scorrono dietro le associazioni meccaniche che l'odore sempre più intenso porta a zonzo per le stanze viste e riviste della memoria.
Un sottile piacere pervade la pancia nell'espletare i bisogni fisiologici che aggiungono aromi a un ambiente sempre più personalizzato. E' in quel momento che senti di avere finalmente reso unico e personale un luogo in questo pianeta devastato dall'omologazione e dal bisogno di accettazione, dal terrore di rimanere soli e da un senso di orfanezza che ha piegato persino le gambe di John Wayne. Sai che chiunque dovesse entrare in quella casa non potrebbe fare a meno di ricordare per sempre chi sei e da dove vieni. Perché é questo che a un certo punto sovviene. A nulla serve la nicotina che cerchi di appiccicare ai tuoi recettori olfattivi, inutile anche l'alcol che manda in vacanza le papille gustative. Quell'olezzo che a metà giornata giunge da ogni parte del tuo corpo ti ha trasformato in una prova inconfutabile che vieni e vai in un  luogo che non è assolutamente vicino a un campo di lavanda.
E quando il piacere inizia a svanire, quando in te si insinua una insistente domanda sul perché tu abbia inseguito quel piacere autodistruttivo, solo in quel momento inizi a guardare una parte di casa che non avevi considerato per tutta la giornata.
Comprendi in un attimo che sai di essere destinato ad altro, che il piacere che passa attraverso gli umori è solo il ricordo di quando strisciavi a quattro zampe molti millenni fa. Ricordi che prima di quel tempo non eri vittima dei sensi, non avevi bisogno di alternare tra opposti per comprendere la felicità della neutralità.
Solo allora, sotto un'acqua gelida, con gentilezza e amore togli ogni odore, ogni ricordo, ogni molecola di passato dal tuo corpo e dalla tua mente affinché un mondo nuovo, proprio, ti scaldi il cuore!
A quel punto risorge insieme a te la domanda da cui fuggi e che da sempre insegui: Cosa è tutto Questo? Questo Tutto cosa é?

martedì, luglio 10, 2012

Chi sei tu?


Sabato ho incontrato due bambini

Appena mi hanno visto hanno iniziato a chiamarmi con un altro nome
Il loro papà ha fatto notare loro che si sbagliavano
Insistevano
Anche il papà provava a fargli notare che nulla avevamo in comune io e la persona che credevano fossi.
Sorridevo
Di fronte all'insistenza del papà hanno iniziato a dirmi:
"Tu sei Marco!"
E io:"No...sono Alessandro"
"Tu sei Marco!" fa l'altro
Continuavo a sorridere
"Sei non sei Marco chi sei allora?"
Vano il tentativo di ripetere il mio nome la loro risposta era sempre:"No! Chi sei tu?"
Un martello ininterrotto, come se fossero sordi. Ho iniziato a provare fastidio, la petulanza di quei bambini ostinati faceva stridere in me qualcosa.
Mi sono scoperto, a un certo punto, stanco e quasi disperato nel tono:
"Non sono Marco... Sono Alessandro..."
Dopo un tempo, il loro sguardo immobile e per nulla convinto, mi ha fatto capire che essi non non mentivano, né erano sordi. Leggevano semplicemente il mio cuore...che inizia a donare la risposta

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