domenica, marzo 04, 2012

Shanghai



L'impatto con la città è stato  tutt'altro che facile. Tutta la mia sicurezza si è sgretolata di fronte all'incomunicabilità. Dopo un tempo mi si è palesata l'immobilità interiore di fronte a qualcosa  che non conosco, un popolo diverso per aspetto, lingua, modo di scrivere e comunicare. Abitudini completamente opposte alle mie, sin da quelle alimentari che da subito mi hanmo mostrato il perché di alcune differenze morfologiche. Hanno altri ritmi, una maggiore comprensione del tempo e ancora non sono del tutto contaminati dall'avidità personale schiacciati da un regime che,quasi invisibile, permea ogni attività. Solo i più giovani sembrano oltremodo fagocitati in questo controllo globale su di loro. Spesso ne ho osservato insieme a un tavolo, una panchina o un locale pubblico intenti col loro cellulare per diversi minuti, se non tutto il tempo, senza comunicare tra loro in alcun modo. Eppure qui i social sono oscurati, come youtube e ogni altro sito che rimandi a video. La domanda più ricorrente riguardava i cinesi in'italia: quanti fossero, dove, quanto si guadagnasse. È chiaro che l'attuale situazione non durerà per molto. Troppa velocità intorno, costruzioni che sbucano da ogni dove. In 10 anni la parte ovest della città è sbucata dal nulla, prefigurata da qualcuno come il plastico del swtc testimonia. Un'opera questa che deve testimoniare a tutti, per iniziare al popolo cinese, la grandezza di questa nazione. Scavando però ci si rende conto che non è proprio così. È evidente che non si può competere con questo popolo sulla mera produzione: troppo schiacciante la supremazia energetica, tecnologica e soprattutto di investimento dello stato. Troppa differenza con un popolo abituato al dovere come ragione di vita e che trascura diritti che sa dovrebbebbe avere e noi occidentali cosi tronfi di diritti che non abbiamo conquistato e ignari dei doveri che dovremmo adempiere per vantare i diritti di cui sopra.
Ciò che sta accadendo è però molto subdolo. Come ci è stato riferito in numerosi  colloqui l'occidente sta fornendo tecnologia e know-how alle aziende dello stato cinese. Queste crescono, conquistano mercato inarrestabili e, una volta quotate in borsa, vengono riaquisite dalle aziende occidentali, in special modo tedesche. I punti cardine dell'industrie cinese sono di nuovo in mano tedesca: acciaio, fotovoltaico, edilizia di lusso, catene alberghiere, quindi, turismo.
Questo ha mutato molto la società a detta dei locali. È evidente per chi viaggia da e per la Cina che la maggior parte dei viaggiatori cinesi sono moderni emigranti. Spesso provenienti dalle zone rurali così come avveniva in italia 50 anni fa. Pochi sono quelli emancipati, la discriminante, come sempre, il livello culturale. Quasi tutti i professionisti incontrati  venivano da zone lontanissime da shangai, oltre 4000 km a  volte. Figli di famiglie non agiate hanno studiato lontani da casa e oggi li vedono al massino una settimana l'anno. Eppure è ancora molto forte l'unione familiare, queso valore permane e notano la differenza con i tedeschi e la similitudine con noi italiani. Sono aperti emotivamente ma molto spaventati, non si arrischiano in un inglese che, alla riprova dei fatti, spesso è migliore del nostro nelle persone al di sotto dei trent'anni. Quelli che lavorano in europa conoscono fino a 5 lingue cinese compreso e sembrano possedere una purezza che non li fa essere ingenui, tutt'altro, negli affari sono fermi e decisi, mercanti da generazioni ed è chiaro che nella loro cultura il mercanteggiare fa acquisire rispetto se fatto con cognizione. Pesano il loro interlocutore di continuo e, solo gradualmente, si aprono.
Molte le domande al ritorno, diverse da quelle che preludevano la partenza. E tante risposte silenziose.

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