Costantemente faccio esperienze, vedo cose, ascolto suoni, provo sensazioni e, per tutta la vita, credo queste mi accompagnino fedeli a come le ho incontrate. Se mi soffermo un po sullo splendido carattere che aveva la mia prima fidanzatina, ad esempio, mi accorgo che non mi è rimasto il suo volto impresso. Allora mi sforzo e qualcosa in me raccoglie dati partendo dai suoi modi, ricompone le sue labbra, i suoi occhi, le sue espressioni. Inizio a sentire la sua voce, percepisco i cambi di tono, l’inflessione, il lieve risolino d’imbarazzo quando mi mostravo più audace…e poi mi ricordo che non aveva affatto quel carattere. Non c’entra niente quel carattere con quello che è impressionato nella mente. Quello che rammento è quello che desideravo lei avesse, non quello che aveva! Il colpo di genio nei formati compressi come il JPG è che si sfrutta un limite funzionale, strutturale, dell’occhio umano che percepisce più la differenza di luminosità che tra colori. Pertanto, se non c’è una certa...